11 Gennaio 2026

Una buona collaborazione

Ci sono inizi d’anno che partono con il piede giusto e poi… decidono di accelerare.
Il nostro è cominciato così: una vendita importante a Milano, di quelle che ti restano addosso per intensità e responsabilità, e un acquirente arrivato da Venezia che, con una gentilezza rara, ci invita a fare il preliminare nella sua città. Un invito che suona come un complimento, ma anche come un messaggio chiaro: “Qui non stiamo solo firmando carte. Stiamo costruendo fiducia.”

Con me c’era Barbara, amica e collega. E quando dico “collega” lo intendo davvero: una professionista con cui non ti limiti a dividere un incarico, ma condividi il peso delle scelte, la cura dei dettagli e quel tipo di attenzione che non si improvvisa.
La parte bella delle compravendite, per chi guarda da fuori, è il momento finale: strette di mano, sorrisi, congratulazioni.
La parte vera, spesso, è quella che succede prima. Quella che non finisce su nessuna foto.

In questo caso, il lavoro invisibile è stato enorme. I tecnici di Barbara si sono messi all’opera tra Natale e Capodanno, quando la maggior parte delle persone prova, giustamente, a fermarsi, respirare, stare in famiglia. Loro invece hanno scelto di esserci. Perché quando una pratica è complessa, o la prepari bene oppure la rincorri male.
E di complessità ce ne sono state diverse: verifiche, documenti, incastri, passaggi delicati risolti in gran parte grazie alla preparazione e alla competenza dei professionisti coinvolti. Ma c’è stato un altro ingrediente, forse ancora più prezioso: il buon senso dei contraenti. Persone perbene, corrette, collaborative. Quelle che capiscono che “fare muro” non rende nessuno più forte, rende solo tutto più fragile.
Quando incontri clienti così, lavori meglio. Non perché sia più facile, ma perché puoi lavorare con la massima tranquillità, e la tranquillità, nel nostro mestiere, è una condizione che si conquista, non un optional.

Siamo in auto. Direzione Venezia.
L’aria è quella di chi ha fatto tutto con criterio: documentazione pronta, passaggi chiari, orizzonte definito. 
Mancano poche ore e si arriva.

Poi, la telefonata.

Il notaio di Venezia, persona che ringrazieremo sempre per competenza e gentilezza, ci segnala un dettaglio: un’omissione nelle procure notarili che avrebbero autorizzato la firma dei venditori, rappresentati da un componente della famiglia.

In un attimo cambia tutto.

Non è “un problema”, è quel tipo di cosa che ti fa vedere la scena successiva prima ancora che accada: appuntamento che salta, tensioni che salgono, persone che si innervosiscono, fiducia che rischia di incrinarsi. E, insieme, quell’altra possibilità: risolvere. Ma in fretta e bene.

È stato gelo, quello vero, fuori e dentro la mia Volvo.
Non dimenticherò facilmente quel momento: l’auto accostata e una piazzola di sosta a Verona diventata il nostro ufficio. Sedili che diventano scrivanie, telefoni che diventano centrali operative, il tempo che si restringe come una clessidra rovesciata.

Le procure erano diverse e redatte da notai diversi. Questo significa una cosa: non puoi fare “una chiamata” e risolvere. Devi ricostruire, coordinare, incastrare disponibilità, comprendere la via corretta e farla percorrere a tutti, senza perdere lucidità.
Abbiamo raggruppato velocemente le idee. Poche ore a disposizione. E siamo partiti immediatamente con il giro di telefonate.

Ed è qui che succede qualcosa che merita di essere raccontato.
La rete che funziona quando conta davvero
È incredibile, ma spesso sono proprio gli studi notarili più strutturati, quelli più importanti e anche più impegnati, a mostrarsi immediatamente disponibili. Non perché “hanno più tempo”, ma perché hanno metodo, squadra, abitudine a gestire l’urgenza senza teatralità.
In poche parole: sanno lavorare.
In quel frangente, abbiamo trovato collaborazione vera. Risposte rapide, indicazioni chiare, disponibilità concreta. E quando sei sotto pressione, una risposta chiara è ossigeno.

Non tutto è stato immediato: c’è stato anche un passaggio più faticoso con uno studio meno reattivo, dove la comunicazione è stata più lenta e complicata del necessario. Ma anche quello fa parte della realtà: nel lavoro con più attori in gioco, non tutti hanno lo stesso passo. L’importante è non restare fermi a guardare chi rallenta, l’importante è continuare a muoversi, trovare soluzioni, tenere la rotta.
Alla fine, con determinazione e con la collaborazione (più o meno tempestiva) dei professionisti coinvolti, il problema è rientrato. Il tempo si è riallargato quel tanto che bastava. La strada ha ripreso a scorrere.

E Venezia, a quel punto, non era più solo una destinazione: era una promessa mantenuta.

Siamo arrivati.
E sì, Venezia è bellissima sempre, ma quando ci arrivi dopo ore vissute così, te la senti addosso in modo diverso: come una ricompensa, come un respiro, come un “ce l’abbiamo fatta”.

Abbiamo concluso un ottimo affare e, soprattutto, io e Barbara abbiamo rafforzato ancora di più il nostro rapporto di stima e fiducia reciproca. Perché la fiducia non nasce quando tutto va liscio: nasce quando qualcosa si inceppa e tu scopri che l’altra persona è esattamente dove deve essere, presente, lucida, affidabile.

Ho volutamente evitato dettagli specifici per rispetto della privacy dei clienti e dei professionisti coinvolti. Ma lo scopo di questo articolo non è “fare cronaca”. È sottolineare una verità che nel nostro lavoro vedo confermata ogni volta: una buona collaborazione tra agenti immobiliari può portare alla conclusione di affari che, da soli, non sarebbe mai stato possibile chiudere.

E non è solo una questione di “dividere un incarico”. È molto di più:
· è mettere insieme competenze diverse senza competizione inutile;
· è scegliere la trasparenza invece delle scorciatoie;
· è saper lavorare con i tecnici e coi notai come con una squadra, non come “figure esterne”;
· è allenare il problem solving, che nel nostro mestiere non è una qualità accessoria: è parte integrante del bagaglio professionale.

Ogni pratica complessa è una palestra. Ogni imprevisto è un test. E ogni collaborazione vera ti lascia qualcosa: più preparazione, più competenza, più lucidità per la prossima volta.

Chiudo con un ringraziamento sentito a Barbara per questa collaborazione bella e importante. Sono convinto che ci porterà oltre confine, non solo geografico, verso affari ancora più importanti e sfide ancora più stimolanti.
Perché quando trovi persone con cui lavori bene davvero, non stai solo facendo un’operazione immobiliare: stai costruendo un modo di stare nel lavoro. E quello, alla lunga, è il valore più grande. 

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