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‘Il lockdown ci renderà migliori’: quante volte hai letto questa frase sui social durante le settimane dell’epidemia di Covid-19? Immagino più di una, e anch’io, come te. E in parte, a mio parere, è andata davvero così: in fondo siamo stati tutti costretti a fermarci per un po’, a dedicare più tempo alla famiglia, a noi stessi.

Ma in tanti casi l’aspettativa del ‘sarà tutto meglio’ è stata smentita, se non altro anche per i danni che molti hanno subito a causa del lockdown. Un altro importante cambiamento che in molti casi non ha affatto migliorato la vita delle persone è stata la decisione di molte aziende di non far tornare in ufficio i dipendenti e di protrarre lo stato di smartworking. Così come molte università che hanno convertito le lezioni in aula con sessioni online. Una grande parte di lavoratori e studenti si è ritrovata così a stare molto di più tempo nella propria abitazione. Da qui sono iniziate molte riflessioni sull’importanza della CASA, passata dall’essere per molti un ‘dormitorio’ e un luogo per i pasti, ad essere un ambiente da vivere a 360°. Ed ecco allora che ad esempio il trilocale che bastava per mamma, papà e figlio diventa stretto, mancano gli spazi per lo studio e il lavoro, gli spazi comuni come la cucina risultano affollati e insomma inizia a mancare il concetto di comodità.

Questo è avvenuto soprattutto per le abitazioni costruite negli ultimi 30 anni. Perché? Vediamo insieme perché oggi c’è così tanta disparità tra le varie soluzioni abitative e perché sempre di più oggi chi cerca casa dovrebbe orientarsi sulle nuove costruzioni.

LA RIVOLUZIONE DELLE CITTÀ E IL LOCKDOWN

Negli ultimi anni l’edilizia residenziale ha convertito completamente il suo sistema produttivo, passando dal concetto di ottimizzazione dei metri cubi realizzabili, quale mero calcolo economico e talvolta esclusivamente speculativo, all’idea sempre più diffusa e sentita di progettare e realizzare delle vere e proprie SMART HOME, ‘CASE INTELLIGENTI’. Unitamente a questo si sente sempre più facilmente parlare di SMART CITY. Si tratta di un argomento d’interesse internazionale, e alcune nazioni hanno saputo meglio interpretare di altre questa sensibilità: hanno riammodernato in maniera più funzionale e intelligente alcune città, ad esempio migliorando la viabilità, sempre più eco-sostenibile, e connettendo alla rete internet veloce, dai centri storici alle periferie, migliaia di residenze, uffici e aziende. Quest’ultima scelta, specialmente dopo l’esperienza del lockdown da Covid-19, si è dimostrata più che mai lungimirante perché ha supportato e agevolato in maniera davvero importante tutto il processo di smart working, e quindi ha permesso a moltissime realtà sia private che pubbliche di non interrompere le proprie attività. Pensiamo ad esempio alla scuola, che dopo l’impasse iniziale, ha potuto far proseguire le lezioni, riuscendo a far connettere insegnanti e studenti dalle reciproche abitazioni. Ma pensiamo anche alle aziende private, con personale assunto in funzioni estremamente determinanti per i sistemi produttivi, impossibilitato a raggiungere la propria postazione di lavoro tradizionale: impiegati e manager hanno potuto proseguire la propria attività gestionale e direzionale senza dover per forza recarsi in ufficio, decongestionando in maniera significativa la viabilità ed il trasporto pubblico in genere. Purtroppo a fronte di alcune innovazioni si sono susseguiti anche alcuni danni. Il più evidente è la desertificazione di molte aree urbane delle città, specialmente dei centri storici, che ha comportato anche parecchi disagi alle piccole attività commerciali di vicinato, veri e propri satelliti a servizio dell’intero sistema economico confinante, e motore pulsante di tutto l’indotto. Vantaggi e svantaggi di un lockdown improvviso, che ha colto tutti di sorpresa e totalmente impreparati, obbligandoci a doverci adattare rapidamente ad un repentino cambiamento di abitudini. Questo ha completamente sconvolto gli equilibri di ognuno di noi, che siamo sì elementi unici, ma anche dipendenti l’un l’altro in quel sistema complesso denominato società. Come fare dunque per fare andare d’accordo la rivoluzione urbana con i cambiamenti imposti dal lockdown? Ci sarà un tentativo di accelerare l’analisi e lo sviluppo di centri urbani sempre più smart, più intelligenti, ma molto dipenderà dalla lungimiranza e dalle risorse a disposizione della pubblica amministrazione. Cosa diversa invece e sicuramente più rapida da attuare è la progettazione e la realizzazione di nuovi sistemi abitativi, dove il vero focus non è più la sola redditività dei metri cubi realizzabili, ma la qualità di vita che questi volumi possono e deve dare alle persone che li abitano.

LA RIVOLUZIONE DELLE CASE – FASE UNO: DAL BOOM ECONOMICO AGLI ANNI DUEMILA

In un mercato prevalentemente di cambio casa, dove sette persone su dieci decidono di acquistarne una nuova, sostituendo quella in cui vivono per migliorare la propria qualità di vita, è proprio questo il concetto sul quale bisogna tenere alta l’attenzione: chi cambia casa lo fa per migliorare! E se anche tu stai cercando una nuova casa probabilmente sai di cosa parlo. Ma cosa significa “migliorare”? Negli anni ’60 del secolo scorso, quelli del boom economico, era importante riuscire a trovare una casa nelle vicinanze dei luoghi di maggior sviluppo e con maggiori opportunità di lavoro. Non era importante se al piano terra, al quinto piano senza ascensore e con il bagno sul ballatoio comune: una casa serviva, bisognava avere una casa, che fosse in affitto o di proprietà. Le famiglie accettavano di essere costrette in spazi molto limitati, pur di poter vivere dove c’era lavoro e cogliere la propria occasione (chiaramente si parla dell’esigenza di parsone comuni e non della ricca borghesia, che si poteva permettere in quegli anni tutto ciò che voleva). Il boom si susseguì a singhiozzo con le prime crisi del mattone, ma il mattone continuò a crescere fino ai primi anni duemila, dove con il cambio lira/euro raddoppiarono letteralmente i prezzi. Furono anni di pura speculazione edilizia, gli anni in cui si generarono i primi ecomostri edificati con materiali di scarsissima qualità e senza alcun corredo documentale (ancora oggi in molte situazioni realizzate in quel periodo è impossibile reperire i collaudi dei cementi armati, le certificazioni degli impianti e i certificati di abitabilità/agibilità!). Chiaramente non era la regola, ma sicuramente un malcostume molto diffuso in tutta la nazione, nessuna regione esclusa: bastava costruire case, elevare palazzi ovunque, che il mercato assorbiva l’offerta senza porre alcuna condizione, anzi, spesso si rischiava di perdere la casa solo per averci pensato qualche minuto di troppo. Ed è in questa euforia generale che sono esplose le periferie specialmente al nord, per la necessità di accogliere centinaia di nuclei famigliari provenienti prevalentemente dal sud del Paese, periferie in alcuni casi ben progettate ed attuali ancora oggi, ma che in molte altre situazioni purtroppo si sono trasformate in ghetti, insediati in edifici fatiscenti totalmente irrecuperabili dal punto di vista edilizio per la mancanza di risorse economiche. Ma c’è stato chi, anche in quegli anni, ha saputo pensare alla persona al suo benessere e ha realizzato una prima edilizia ordinata, con un corretto equilibrio tra spazi edificati, aree verdi e servizi. Chiaramente non si avevano le conoscenze di oggi in campo impiantistico e quegli edifici, seppur belli, erano e sono tutt’ora fortemente ‘energivori’ (con un grande dispendio di energia).

LA RIVOLUZIONE DELLE CASE – FASE DUE: DALLA CRISI DI LEHMAN BROTHERS AD OGGI

L’edilizia tirò bene o male ovunque sino alla crisi del 2008, anno del fallimento di Lehman Brothers: da lì ci fu il buio totale! L’unica città che sembrava in qualche modo riuscire a resistere era Milano. Tra gli anni 2009 e 2015 venne ridato un volto all’area di Garibaldi, oggi una delle zone più ambite della metropoli: investitori italiani e internazionali hanno realizzato in quell’area i grattacieli più belli che hanno ridisegnato la nuova skyline di Milano, insieme alle torri di City Life in zona Fiera. In tutto il resto d’Italia il mercato era molto lento, le banche “chiusero i rubinetti” in maniera drastica, fecero l’inventario delle perdite e modificarono completamente il loro approccio verso il mercato: infatti scomparvero in breve tempo tutte quelle piccole imprese, nate come cottimisti di realtà più grandi e strutturate, che tentarono di sbarcare il lunario cimentandosi in operazioni immobiliari non alla propria portata.

L’AVVENTO DELLA NUOVA EDILIZIA GREEN

Qui si creò il vero spartiacque. Gli imprenditori che rimasero in piedi resistendo all’urto della perdita di fornitori e del blocco del mercato dovettero decidere quale direzione intraprendere: se continuare a costruire alla vecchia maniera, forti del proprio alto standing aziendale, o se rimettersi in gioco accettando la sfida del cambiamento, difficile e complessa perché richiede studio e applicazione di progetti nuovi mai realizzati prima sia dal punto di vista impiantistico che architettonico. Fu in quel periodo che cominciarono a farsi sentire prepotentemente i temi del risparmio energetico, della bioedilizia, dell’edilizia ecosostenibile. Si abusò anche molto di questi termini per cercare di etichettare iniziative immobiliari sostanzialmente tradizionali come progetti innovativi, solo perché si istallavano i primi pannelli per l’acqua calda sanitaria e si montavano i primi cappotti termici di ultima generazione. Ma per fortuna la voglia di cambiamento nelle persone per migliorare la propria qualità di vita mise immediatamente a nudo queste fragili iniziative, totalmente inconsistenti dal punto di vista innovativo e di conseguenza deboli nella loro proposta commerciale. Solo gli imprenditori meno pavidi, anzi oserei dire più meritevoli e lungimiranti, hanno saputo realizzare progetti veramente all’avanguardia, capaci di produrre risultati concreti sull’impatto ambientale ed economico gestionale. Progetti che sono stati accolti favorevolmente dal mercato che, riconoscendoli della loro eccellenza, li ha assorbiti totalmente, senza lasciare neanche un’unità disponibile in vendita. Sono quindi stati realizzati concretamente i primi edifici in geotermia, con l’abbinamento di adeguati impianti fotovoltaici, capaci di sostenere quasi totalmente il fabbisogno energetico necessario al riscaldamento ed al raffrescamento, ma anche per l’illuminazione delle parti comuni, per la richiesta energetica delle forze motrici di ascensori e cancelli automatizzati. Sono stati selezionati i migliori materiali per creare coibentazioni termiche altamente performanti, così come per le insonorizzazioni acustiche; sono stati installati serramenti di ultimissima generazione e impianti per la ventilazione meccanica controllata. Finalmente si sono viste le prime strutture antisismiche, progettate anche in aree geografiche non a rischio, perché negli ultimi anni la Terra ci ha insegnato a conoscere e ad affrontare anche l’imprevedibile. Si è diffusa la domotica, termine apparentemente moderno ma che deriva dalla fusione di due parole antiche, “domus”, che in latino significa ‘casa’, e “ticos” che indica quelle discipline applicative delle tecnologie adatte a migliorare la qualità della vita all’interno delle abitazioni. Si è tornato a parlare finalmente di ambienti e non di metri quadrati, ambienti adatti al loro scopo e più generosi negli spazi messi a disposizione: non più frutto di un’elaborazione matematica sul foglio Excel del conto economico, ma il risultato di un attento studio di progettazione, che deve saper mediare equamente tra le aspettative del risultato d’impresa e la soddisfazione nel loro utilizzo da parte delle persone per migliorarne la qualità di vita.

UN NUOVO CONCETTO: IL BENESSERE ABITATIVO

In un mondo in continuo e rapido mutamento tutto quanto detto fino a qui oggi è già vecchio, fa già parte del passato, se non viene concepito e realizzato nella sua totale complessità: geotermico, fotovoltaico, domotica e tutti gli altri sistemi innovativi devono essere integrati in un sistema che punta al massimo benessere abitativo della persona, semplificandone la vita e aumentando il confort abitativo. Questo concetto può essere espresso dal termine

WELL HOME

Vivere meglio, migliorare la propria condizione… sono concetti bellissimi, ma ancora incompleti se producono solo effetti materiali e non generano gioia e felicità. Una persona nella sua casa non deve essere felice ‘solo’ perché ha un risparmio in bolletta o perché non impatta sull’ambiente, ma anche e prima di tutto perché nella sua casa vive bene a 360°.

 

ARTE E ARCHITETTURA DI NUOVO UNITI PER UN NUOVO CONFORT ABITATIVO

Per questo è necessario uscire anche dai classici schemi architettonici, molto spesso banali e ripetuti, per realizzare progetti capaci di integrarsi:

  • con rispetto nel contesto in cui sono inseriti,
  • ma anche con stile e personalità, perché il tempo ci ha insegnato che le cose cambiano e devono cambiare, per creare nuovi stimoli e nuove emozioni di cui le persone hanno tanto bisogno per sentirsi felici.

In questo l’arte e l’architettura possono fondersi per tornare a creare emozioni anche nell’edilizia, dove la trasparenza di un vetro può far arrossire anche un marmo prezioso, grande protagonista degli anni passati, ma che può risultare pesante in determinate situazioni. Così come l’armonia della curva di un parapetto può dare spazio e leggerezza ad un terrazzo a sbalzo, sospeso nel vuoto, progettato per essere riempito, ammirato e vissuto. E perché no, anche l’installazione di un’artista ad impreziosire la veste di un edificio può diventare un elemento di grande valore per creare unicità, per eclissare definitivamente decenni di banalità costruttiva; non sono sicuramente nuovi nel mondo edifici caratterizzati da sculture, decori, forme e colori. Le chiese millenarie ne sono il più grande esempio, sempre attuale nel loro genere.

ALCUNI ESEMPI

Il modo migliore per farti capire quanto detto finora è mostrarti alcuni progetti che Artekasa segue come agenzia immobiliare. Clicca sui link qui sotto per scoprire gli immobili di nuova costruzione in vendita, realizzati secondo il concetto di WELL HOME!  

UN PROGETTO DI RIGENERAZIONE URBANA

In una delle zone più belle di Novara, il Baluardo Quintino Sella, sorge Palazzo Cavour: un edificio di gran classe in grado di soddisfare le esigenze di benessere dei suoi abitanti e di tutta la cittadinanza.

ELEGANZA E STILE NEL SACRO CUORE DI NOVARA

Situato in uno dei quartieri di miglior livello della città, Palazzo Torelli è un concentrato di innovazione e design, pensato per un nuovo modo di vivere la città.

UN ESEMPIO DI ECCELLENZA NELL'EDILIZIA RESIDENZIALE

Stile, arte e funzionalità si coniugano in questo edificio che già dalla sua progettazione nasce con l’intento dichiarato di migliorare la qualità di vita dei suoi residenti.

Artekasa Immobiliare attenziona e commercializza solo progetti capaci di emozionare, di far vivere bene le persone, capaci di creare valore, conservando ed incrementando non solo l’investimento economico della persona che li sceglie, ma anche e soprattutto puntando al confort abitativo, che deve generare soddisfazione quotidiana nel viverli.

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Andrea Leo

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